25 giugno – Talking about Trees

In un “cinematografo” l’aria di “rivoluzione”

Billy Wilder dichiarò che “La corazzata Potëmkin” era stato uno dei film più importanti per la sua giovinezza “uscito dal cinema ero un rivoluzionario”, riuscendo così con il proiettare un film “rivoluzionario” a creare così nello “spettatore” Billy Wilder una coscienza di classe “rivoluzionaria”.
Oggi giorno il proiettore non è più un “mitragliatore che spara pallottole”, ma per i quattro importanti cineasti sudanesi, che tentano di riaprire in una città del Sudan il cinema-arena “Rivoluzione” chiuso da anni, non si è trasformato in un comune proiettore che proietta fotogrammi o pixel.
È già un atto “rivoluzionario” tentare di riaprire un cinematografo, come ci racconta il film “Talking About Trees”, che segue con grande sincerità tutta la tenacia dei quattro cineasti sudanesi che con tutte le loro energie avendo sempre meno possibilità di chiedere indicazioni per la strada da percorrere, cercano di sgretolare, più con la testa che con il piccone, il muro della burocrazia delle forze reazionarie che hanno in mano il potere e quelle dell’oscurantismo religioso, cercando di invertire anche in Sudan quel flusso dove lo sguardo della spettatore non è più legato a quello della sala cinematografica.
Seguendo le correnti cinematografiche dell’Africa, il “Circolo Itinerante Proletario Georges Politzer”, ritorna a dare notizie di sé, non sottraendosi a questo esempio di “cinema di battaglia”, non dimenticando che è in gioco non solo il cinema, ma anche il confrontarci nel sentimento della condivisione, risale nella sua “macchina del tempo” cercando di fare emergere con la “macchina cinema” tracciati trasversali e inediti, uscendo dai nostri “Spazi” abituali (“Spazio Ligera”) che fraternamente ringraziamo.
Il nostro cannocchiale adesso punta lo “Spazio Micene” figurando un passaggio di testimone con il cinema-arena sudanese “Rivoluzione”, come in un sistema di vasi comunicanti nel tenerci tutti insieme, con nessuna distanza invalicabile, perché non abbiamo fatto naufragio anzi superando gli oceani interagendo con le correnti delle immagini in movimento, e il biglietto del cinematografo dell’ardore “rivoluzionario” non è ancora scaduto.

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E lo chiamano smart…

Giovedì 15 aprile 2021

ore 18:00

Ne parleranno:

David Tueta, C.i.p. “Geoges Politzer”

Roberta Musu, Segretario nazionale Uil Com settore editoria cultura, spettacolo

Mario di Padova, pubblico dipendente

Alfio Guazzoni, informatica Solidale

Coordina: Maria Piera Bremmi

Organizzato da “Il Centro Culturale della Cooperativa”

Per seguire la presentazione su Zoom: il link sarà inviato direttamente via mail agli utenti del centro culturale.

Il link sarà inviato su richiesta a nuovi nominativi – info 349/0777807 

30 maggio 2020 manifestazione lavoratrici/tori dello spettacolo

Lo scorso sabato 30 maggio 2020 c’è stata una grande manifestazione in piazza Duomo dei lavoratori e lavoratrici dello spettacolo per avere delle risposte alle loro richieste economiche, in questa difficile fase del covid 19 che attraversiamo.

Oggi con il nuovo blocco che ha nuovamente disposto la chiusura di teatri, cinema, ecc. ci sembra doveroso riproporre le immagini di questa manifestazione e le parole scritte per quel video.

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Pasolini, un delitto di Stato

“Ma tu vedi ‘sti fiji de ‘na mignotta che ce vengono a buttà davanti a ccasa la monnezza”. Così, imprecava all’alba del 2 novembre 1975 Maria Teresa Lollobrigida, residente all’Idroscalo di Ostia, estrema e degradata periferia ovest della capitale, mentre si apprestava a rimuovere sporcizia dalla zona antistante la sua baracca.
Non era però un sacco di immondizia quello che aveva visto. Era il corpo, massacrato di botte e investito più volte da un’auto, di Pier Paolo Pasolini: regista, poeta, drammaturgo, saggista, uno dei massimi intellettuali italiani del Novecento.
A 45 anni da quell’orrendo delitto non c’è ancora verità e giustizia per Pasolini.

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25 aprile, l’umanità “rossa” di aprile

Un viaggio filmico del cineasta militante Matteo Giordano del “Circolo Itinerante Proletario Georges Politzer” che inizia nel passato e scava nella memoria per riportare al centro della Storia “La Resistenza”, valore fondamentale per comprendere e interpretare il presente, perché alla “Resistenza” apparteniamo.
Le immagini in movimento si dipanano lungo le stagioni, da un autunno all’inverno e infine alla “rossa primavera”, fra le colline e le vette con cime innevate, i campi di granoturco, i filari di vite, le nebbie e il fango, il gelo che entrava nelle ossa, le paure e i disorientamenti e il coraggio e l’osare “perché avevano ragione” anche se la morte era presente a ogni passo, e le piazze “rosse” dove si è ricongiunto con lo scorrere del tempo passato e presente.
C’è quasi tutto; suoni, rumori, musiche e canzoni non di contorno, mettendo in scena con capacità immaginifica “i partigiani della storia” con immagini cariche di vividi riferimenti sociali e politici.
“La Rossa Primavera” scorre da un anno all’altro, non solo attraverso il ricordo ma soprattutto dalla sorgiva della memoria e della sua lotta che deve essere capace di smuovere i’indifferente presente, come ci insegnava, anche con la tutta la sua amara disillusione di come era stati traditi gli ideali più alti per cui aveva combattuto, il Partigiano Comunista Enzo Galasi.