E lo chiamano smart…

Giovedì 15 aprile 2021

ore 18:00

Ne parleranno:

David Tueta, C.i.p. “Geoges Politzer”

Roberta Musu, Segretario nazionale Uil Com settore editoria cultura, spettacolo

Mario di Padova, pubblico dipendente

Alfio Guazzoni, informatica Solidale

Coordina: Maria Piera Bremmi

Organizzato da “Il Centro Culturale della Cooperativa”

Per seguire la presentazione su Zoom: il link sarà inviato direttamente via mail agli utenti del centro culturale.

Il link sarà inviato su richiesta a nuovi nominativi – info 349/0777807 

30 maggio 2020 manifestazione lavoratrici/tori dello spettacolo

Lo scorso sabato 30 maggio 2020 c’è stata una grande manifestazione in piazza Duomo dei lavoratori e lavoratrici dello spettacolo per avere delle risposte alle loro richieste economiche, in questa difficile fase del covid 19 che attraversiamo.

Oggi con il nuovo blocco che ha nuovamente disposto la chiusura di teatri, cinema, ecc. ci sembra doveroso riproporre le immagini di questa manifestazione e le parole scritte per quel video.

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Pasolini, un delitto di Stato

“Ma tu vedi ‘sti fiji de ‘na mignotta che ce vengono a buttà davanti a ccasa la monnezza”. Così, imprecava all’alba del 2 novembre 1975 Maria Teresa Lollobrigida, residente all’Idroscalo di Ostia, estrema e degradata periferia ovest della capitale, mentre si apprestava a rimuovere sporcizia dalla zona antistante la sua baracca.
Non era però un sacco di immondizia quello che aveva visto. Era il corpo, massacrato di botte e investito più volte da un’auto, di Pier Paolo Pasolini: regista, poeta, drammaturgo, saggista, uno dei massimi intellettuali italiani del Novecento.
A 45 anni da quell’orrendo delitto non c’è ancora verità e giustizia per Pasolini.

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25 aprile, l’umanità “rossa” di aprile

Un viaggio filmico del cineasta militante Matteo Giordano del “Circolo Itinerante Proletario Georges Politzer” che inizia nel passato e scava nella memoria per riportare al centro della Storia “La Resistenza”, valore fondamentale per comprendere e interpretare il presente, perché alla “Resistenza” apparteniamo.
Le immagini in movimento si dipanano lungo le stagioni, da un autunno all’inverno e infine alla “rossa primavera”, fra le colline e le vette con cime innevate, i campi di granoturco, i filari di vite, le nebbie e il fango, il gelo che entrava nelle ossa, le paure e i disorientamenti e il coraggio e l’osare “perché avevano ragione” anche se la morte era presente a ogni passo, e le piazze “rosse” dove si è ricongiunto con lo scorrere del tempo passato e presente.
C’è quasi tutto; suoni, rumori, musiche e canzoni non di contorno, mettendo in scena con capacità immaginifica “i partigiani della storia” con immagini cariche di vividi riferimenti sociali e politici.
“La Rossa Primavera” scorre da un anno all’altro, non solo attraverso il ricordo ma soprattutto dalla sorgiva della memoria e della sua lotta che deve essere capace di smuovere i’indifferente presente, come ci insegnava, anche con la tutta la sua amara disillusione di come era stati traditi gli ideali più alti per cui aveva combattuto, il Partigiano Comunista Enzo Galasi.

Resoconto iniziativa “Chi sostiene che comunismo e nazismo sono uguali e perché?” del 21.02.2020

Venerdì 21 febbraio si è tenuta a Milano l’iniziativa “Chi sostiene che comunismo e nazismo sono uguali e perché?”, organizzata congiuntamente dal Circolo Itinerante Proletario “Georges Politzer”, dal Coordinamento Comunista Lombardia e dalla Panetteria Occupata.
L’iniziativa, preceduta da un’apericena con un ricco buffet, ha visto la partecipazione di un numeroso pubblico che ha ascoltato con grande attenzione le due relazioni introduttive a cui è seguita la proiezione di due video, il primo sulle multinazionali che hanno finanziato il nazismo e il secondo sulla genesi della Seconda Guerra Mondiale, del Professor Alessandro Barbero; la serata si è conclusa con una discussione con il pubblico intervenuto.
L’iniziativa ha tratto spunto dalla necessità di ristabilire la verità storica di fronte alla Risoluzione del Parlamento europeo del 19 settembre 2019 che, attraverso un’operazione di vera e propria riscrittura alquanto menzognera della Storia, tenta di equiparare il comunismo al nazismo; ha cercato inoltre di offrire spunti di riflessione sui motivi per i quali l’Unione europea ha lanciato questo tipo di campagna proprio in questa fase.
Con la prima relazione, a partire dalla lettura dei tre articoli più significativi della Risoluzione del Parlamento europeo, si è cercato di chiarire le vere cause che hanno generato il secondo conflitto mondiale, ossia la necessità, per i paesi imperialisti europei, di uscire dalla prima crisi generale per sovrapproduzione del sistema capitalista mondiale; di ricordare le palesi differenze tra il nazismo invasore, finanziato dai capitalisti delle potenze occidentali e basato su una ideologia razzista per giustificare lo sfruttamento delle classi subalterne e la sottomissione dei popoli, e i comunisti liberatori, impegnati in Unione Sovietica a costruire un sistema sociale basato sull’uguaglianza e lo sviluppo dei diritti sociali e civili; di sottolineare come dietro l’attacco apparente allo stalinismo si celi il vero e proprio attacco al comunismo, ossia alla possibilità concreta che i lavoratori possano creare una società senza classi e senza sfruttamento; di evidenziare come questa Risoluzione si inserisce nel tentativo di costruire una nuova identità europea necessaria a rafforzare anche a livello ideologico la competitività economica e militare del blocco imperialista europeo.
Nella seconda relazione è stato posto l’accento sull’uso, nella Risoluzione, del termine “totalitarismo” apparentemente contrapposto alla democrazia parlamentare per identificare sia le dittature che i regimi a partito unico, dimenticandosi però del sostegno delle multinazionali e delle stesse democrazie parlamentari dato alle più feroci dittature del mondo; è stata sottolineata la diversissima struttura economica del regime nazista basata sull’iniziativa senza limitazioni dei grandi gruppi privati e sulle privatizzazioni delle infrastrutture in contrapposizione a quella del regime staliniano basata sulla proprietà statale dei mezzi di produzione, caratterizzata come “socialismo di stato”, ossia come società di transizione verso la società comunista, finalizzata all’indispensabile sviluppo delle forze produttive nella quale tuttavia permane e si acutizza la lotta di classe; è stato ricordato che Stalin, nella sua ultima opera “Problemi economici del socialismo nell’URSS”, ha affermato che lo sviluppo economico doveva servire per soddisfare i bisogni della classe operaia e del popolo sovietico attraverso il dimezzamento della giornata lavorativa, il raddoppio dei salari operai e una educazione polifunzionale per permettere a ognuno di poter cambiare attività nel corso della propria vita; è stato infine chiarito come il Patto di non aggressione Molotov-Ribbentrop, lungi dall’essere la causa immediata della Seconda Guerra Mondiale, fu in realtà un prodotto delle contraddizioni in cui si dibatteva la Germania nazista, che puntava alle materie prime dei paesi dell’est, il petrolio della Romania e del Caucaso, e alla riduzione in schiavitù della forza-lavoro degli slavi, considerati una razza inferiore, delle contraddizioni dei paesi occidentali (Gran Bretagna e Francia in primo luogo) che a fronte delle richieste dell’Unione Sovietica di sviluppare un’alleanza contro il nazismo non seppero dare risposte convincenti e della lungimiranza di Stalin che con quel Patto consentì all’Unione Sovietica di guadagnare due anni di preparazione a una guerra che inevitabilmente sarebbe arrivata.
Il successo dell’iniziativa costituisce certamente un incentivo alla ulteriore collaborazione tra le tre realtà organizzatrici per proporre nuovi eventi di approfondimento su temi che altrove non vengono affrontati adeguatamente.